Il cuore della nostra attività, in Sardegna e ovunque, è la partecipazione dal basso, intesa non solo come strumenti e metodologie, ma come ideale e valore. Crediamo che solo facendo comunità, mettendo insieme le visioni e cercando soluzioni condivise, si possa costruire una società più equa e giusta. Che si tratti di clima, energia o transizione ecologica. Insomma, un concetto che riteniamo fondamentale: ascoltare per cambiare.
Per questo sentiamo di dover ribadire chi siamo e cosa ci anima. Da alcuni mesi circola una lettera rivolta ai partiti del centro-sinistra, il cosiddetto “campo largo”. Fra le varie affermazioni, si notano passaggi riferiti a chi, in Sardegna e non solo, viene percepito come ostacolo alla transizione verso le rinnovabili.
La lettera è stata sottoscritta anche da Rinascimento Green, l’organizzazione che ha dato vita al progetto transistor. Rientra nel nostro impegno a favore di una transizione energetica come risposta a una società violenta e sfruttatrice e basata sulle fonti fossili. A favore di una visione di società in grado di scardinare le logiche del capitalismo. Verso il benessere e la rigenerazione dei territori e delle persone.
Utilizza toni che molto probabilmente non sono quelli con cui scegliamo per comunicare, il nostro approccio è di ascolto, ogni volta che si sceglie il confronto. Questa differenza di approccio, la pluralità dei punti di vista sul tema, la profondità delle emozioni legate a questo, sono il motivo per cui è nato ClimaX. Un percorso per raccogliere le voci di chi vive questa regione e capire quale strada seguire verso una transizione davvero inclusiva. La vera sostenibilità significa secondo noi trovare soluzioni appropriate a lungo termine per le comunità stesse su cui incidono.
Siamo convinti che superare i combustibili fossili sia una chiave strategica per abbandonare un modello energetico ingiusto e aggressivo. Crediamo però che sia necessario costruire la transizione a partire dalle persone e dalle comunità, perché sia davvero giusta e inclusiva, garantendo l’autodeterminazione dei territori.
Ciò che per noi è costante e non derogabile è la scelta di un confronto inclusivo, non oppressivo e costruttivo, in tutti i processi che portiamo avanti.
Il nostro ruolo di mediazione è spesso difficile, perché dialoghiamo con realtà dagli approcci molto diversi.
In Sardegna la nostra priorità è da un lato non consegnare l’isola alle fossili, causa di una lunga storia di sfruttamento, inquinamento, avvelenamento della salute e impoverimento dei territori, dall’altro restituendo al contempo ascolto e potere alle comunità locali. Questo significa sostenere che la transizione sia guidata dalle comunità sarde, e non da interessi che sfruttano il territorio.
Accogliamo la divergenza, cerchiamo la differenza e rispettiamo anche il conflitto. Il nostro ruolo è abbracciare il conflitto e provare a convergere, garantendo ascolto a tuttə e lavorando, attraverso la facilitazione, verso soluzioni condivise.